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Leggenda: Il Boion di San Vigili e la leggenda "San Vigilio conteso"

É senza dubbio una delle leggende più importanti e conosciute di Tione di Trento... 
ecco perché non poteva mancare un approfondimento con Gilberto Nabacino, noto appassionato di storia locale.
«Questa - spiega Nabacino - è una leggenda che si tramanda di generazione in generazione ed in una sola versione». Una di quelle, aggiunge «che ancora oggi contraddistingue il "boion di San Vigili" ("il gorgo di San Vigilio"). Un luogo quest'ultimo che, quando ero giovane, era frequentato anche dai ragazzi, soprattutto dai pochi tionesi che sapevano nuotare, i quali vi si recavano per fare il bagno».
In realtà, si tratta di una zona molto frequentata in ogni epoca storica, infatti in quel luogo passa l'antica via di Rendena che portava a Trento o a Riva.  
 
Prima di lasciarti al racconto corre l'obbligo di una, seppur breve, contestualizzazione storica: Vivere la Valle«a quel tempo le Giudicarie - sottolinea lo storico - erano abitate da genti galliche ed in particolare dai Cenomani. Queste popolazioni erano indicate genericamente dai Romani con il termine di Reti. Verso 225 a.C. i Romani iniziano la conquista della Gallia Cisalpina sotto l’Imperatore Augusto, che affida l’impresa ai figliastri Druso e Tiberio. Possiamo immaginare che le Giudicarie siano state conquistate da Publio Silio che nel 16 a.C. sottomette i Camuni, ed i Triumplini». Ma perchè è importante questo "inquadramento storico"? La risposta è semplice: «per capire l’organizzazione militare romana - prosegue Nabacino - che suddivide il territorio in Municipi prendendo a confine fra questi il corso dei fiumi. La Sarca, fino al torrente Finale (da fines = confine) è il fiume che divide il Municipio di Trento (aggregato alla tribù Papiria) da quello di Brescia (aggregato alla tribù Fabia)[1] per cui Tione viene ad appartenere a quest’ultimo. La situazione territoriale varierà solamente sotto i Longobardi (568 d.C.) che porranno la Judicaria sotto il ducato di Trento»

Veniamo ora a San Vigilio... «Secondo la leggenda - continua Gilberto - egli si era portato in Rendena per convertire gl’infedeli, ma giunto allo Spiazzo sembra abbia atterrato una statua di Saturno, provocando la reazione rabbiosa dei Rendeneri, che lo lapidarono gettando poi il corpo nella Sarca. Le acque impetuose lo trascinarono fino al gorgo (boion) sottostante l’attuale chiesetta in località Vat (da vadum = guado). Da qui i suoi compagni lo trassero e posarono sulla pietra ora posta nel capitello alla base del campanile. Era il 26 giugno dell’anno 405».

Diversa però la versione accreditata negli atti ufficiali del Santo «subito dopo la morte - conclude Nabacino - i suoi compagni lo caricarono su d’un cavallo ed arrivati a Vat, località di Tione, furono contrastati da genti bresciane (leggi Tionesi) che, armata manu, bloccarono il passaggio reclamandone il corpo. Durante la trattiva, i compagni deposero la salma sulla detta pietra ed acquietati gli scalmanati col dono d’un vaso d’argento, attraversato il guado, ripartirono alla volta di Trento».

[1] Il Municipio di Verona apparteneva alla tribù Poblilia, mentre quello di Feltre alla tribù Menenmia.

e adesso... 

la leggenda!

San Vigilio conteso

Il corpo era ancora caldo e le ferite ancora sanguinanti per la recente lapidazione: accompagnato dai fratelli Claudiano e Magoriano e dal sacerdote Giuliano, Vigilio stava tornando per l'ultima volta nella sua Trento, dopo aver trovato il martirio ad opera delle genti pagane e impazzite della Rendena. E proprio nella terra che aveva assistito alla sua morte avvenne il primo miracolo: quasi fosse munito di un misterioso salvacondotto, il piccolo corteo attraversava indenne i paesi e i villaggi, lasciando dietro di sé una scia di incredibili prodigi. Gli storpi riprendevano a camminare, i sordi a sentire e i muti a parlare, i ciechi a vedere, gli ammalati lasciavano il letto... e i Rendenesi, nell'assistere a tutto ciò, si gettavano in ginocchio davanti alla processione, implorando la grazia del Battesimo e chiedendo di potersi unire al mesto funerale per accompagnare il "loro" Vescovo sino alle porte della città di Trento. Fu così che quando la salma di Vigilio giunse a Tione, al suo sèguito c'erano alcune centinaia di fedeli che cantavano e pregavano a gran voce. 

Scesero tutti sul greto del torrente, là dove i viandanti trovavano sempre un comodo guado, e proprio quando i primi della fila stavano per mettere i piedi in acqua, da un boschetto lì vicino sbucarono alcune decine di uomini. «E voi chi siete?» chiese Giuliano. «Infedeli della Rendena che chiedono di essere battezzati e di unirsi a noi?» «No» rispose quello dei nuovi venuti che, per età e portamento, sembrava essere il capo, «siamo Bresciani, (Tione era stata unita a Brescia dai Romani) cristiani come voi, arrivati fin qua per prendere il corpo di Vigilio... vogliamo portarlo a Brescia, nella città in cui è stato sacerdote ed evangelizzatore per anni, prima di essere inviato in quel di Trento. Ne abbiamo bisogno, perché soltanto lui potrà proteggerci negli anni a venire!» Claudiano, Magoriano e Giuliano si guardarono negli occhi e con un cenno della mano placarono i loro nuovi seguaci, che già stavano mormorando e imbracciando bastoni per dare una lezione ai Bresciani. «Fratelli in Cristo - disse allora Giuliano, «un vero cristiano non tratta i suoi santi come fossero amuleti, quasi idoli pagani per ingraziarsi il Destino. Vigilio ha evangelizzato tutte queste valli, è morto in terra trentina, era Vescovo di Trento e come tale è giusto che riposi in eterno tra la sua gente. Vi prego, lasciateci il suo corpo e accettate un ricordo di quello che, per voi, fu il sacerdote Vigilio. venite con noi a Trento e là sceglierete, nella sua povera dimora, un oggetto che gli appartenne. Ma fateci andare: non possiamo far aspettare un'anima santa che deve entrare nella gloria dei Paradiso!» I Bresciani si commossero nell'udire quelle parole ispirate. Vigilio, anni prima, aveva parlato proprio così, dal pulpito della chiesa di Brescia! Si fecero avanti, allora, e abbracciarono Giuliano, Claudiano e Magoriano: poi gli inni e le preghiere ripresero, più forti e solenni di prima, e il corteo si mosse in direzione di Trento. La pietra sulla quale il corpo di Vigilio era stato adagiato durante la disputa fra i Trentini e i Bresciani venne ritenuta luogo sacro e lì fu eretta una chiesetta, che tuttora porta il nome del Santo.

Non esistono documenti storici che attestino il martirio di Vigilio e quindi la lapidazione a Spiazzo Rendena è solo frutto della tradizione popolare.

Nota:

Tutti gli anni, il 26 giugno, San Vigilio si festeggia e si fa la messa.
La chiesetta è stata "adottata" 
dalla frazione di Sivrè ed a prendersene cura sono le pie donne della frazione.

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